Sta'

Stà

Approfondimenti

Per scrivere l'imperativo del verbo stare la forma corretta è STA', con l'apostrofo. Sta' è l'imperativo presente (seconda persona singolare) del verbo stare. Per la seconda persona singolare dell'imperativo è ammessa anche la forma "STAI".

Es.: Sta' (o Stai) attento a quello che fai.

Stà è una forma sbagliata!


Fa'

Fà

Approfondimenti

Per scrivere l'imperativo del verbo fare l'unica forma corretta è FA', con l'apostrofo. Fa' è l'imperativo presente (seconda persona singolare) del verbo fare.

Fà è una forma sbagliata!


Di'

Dì

Di

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Per scrivere l'imperativo del verbo dire l'unica forma corretta è DI', con l'apostrofo. Di' è l'imperativo presente (seconda persona singolare) del verbo dire.

Es.: Di' tutta la verità ai tuoi genitori.

La forma dì, con l'accento sulla i, è un sostantivo che indica il "giorno".

Es.: "La sera del dì di festa", titolo di un celebre idillio leopardiano.

La forma di, senza accento o apostrofo, è una delle preposizioni semplici della lingua italiana.


Capistazione

Capostazioni

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Il plurale delle parole composte è uno dei temi più complessi della grammatica italiana. Queste parole si comportano in modo diverso a seconda degli elementi che le compongono.

Per quanto riguarda i composti di CAPO, questi si comportano in maniera differente se il secondo termine del nome composto indica o meno il nome di una persona.

Se il secondo termine NON indica una PERSONA, come avviene in capostazione, il plurale si forma modificando SOLO la desinenza di CAPO se il nome è maschile, mentre resta invariato se il nome è femminile.

Es.: IL CAPOSTAZIONE diventa I CAPISTAZIONE, ma LA CAPOSTAZIONE resta LE CAPOSTAZIONE (cambia solo l'articolo).

Riportiamo un altro esempio: IL CAPOGRUPPO diventa I CAPIGRUPPO, ma LA CAPOGRUPPO resta LE CAPOGRUPPO.

Se il secondo termine del nome composto con CAPO indica una persona, il plurale si forma modificando solo il secondo termine (sia maschile che femminile), mentre CAPO resta invariato.

Es.: "Il caporedattore" diventa "i caporedattori" e "la caporedattrice" diventa "le caporedattrici".


Caffellatte

Caffelatte

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Scrivete CAFFELLATTE, con 2 L, che è senza dubbio la forma più esatta.

Caffelatte, con una sola L, è una forma ormai entrata nell'uso, ma è meno corretta e quindi da evitare.


Casseforti

Cassaforti

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Cassaforte è un nome composto, formato da un sostantivo (cassa) + un aggettivo (forte).

I nomi composti da sostantivo + aggettivo formano il plurale mutando le desinenze di entrambi i termini. Quindi "cassaforte" al plurale diventa "casseforti". La forma cassaforti è sbagliata.

Altri nomi composti di questo genere sono: gattamorta (al plurale gattemorte), acquaforte (al plurale acqueforti).


Ubriaco

Ubbriaco

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Si scrive UBRIACO, con una sola B. Un sinonimo di "ubriaco" è EBBRO, che si scrive invece con due B.

Per completezza dobbiamo aggiungere che la forma "ubbriaco" è indicata nei dizionari come forma meno comune o non comune.


Nient'altro

Nient altro

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Si scrive NIENT'ALTRO, con l'apostrofo. Siamo infatti in presenza di ELISIONE (= perdita della vocale finale di una parola davanti alla vocale iniziale della parola seguente), normalmente segnalata dall’apostrofo (es.: un'amica). L’elisione della vocale finale crea un legame con la parola successiva, cosa che non accade nel TRONCAMENTO (in cui, infatti, l'apostrofo non è richiesto).


Nessun altro

Nessun'altro

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Si scrive NESSUN ALTRO, senza apostrofo. Non siamo infatti in presenza di elisione (= perdita della vocale finale di una parola davanti alla vocale iniziale della parola seguente), normalmente segnalata dall’apostrofo (es.: un'amica), bensì di un TRONCAMENTO (o apocope).

Il troncamento consiste nella caduta di una vocale (es.: nessun per nessuno) o di una sillaba (es.: gran per grande) in fine di parola, senza che ciò dipenda da come cominci quella successiva.


Plafond

Platfond

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Si scrive plafond. Il sostantivo, forestierismo proveniente dal francese e che letteralmente vuol dire "fondo piatto", viene spesso utilizzato in ambito economico per indicare un limite massimo a cui è possibile arrivare; nel caso della carta bancomat, ad esempio, il plafond giornaliero è il limite massimo di denaro prelevabile da un sportello in un giorno.


Impuntarsi

Inpuntarsi

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IMPUNTARSI si scrive con la M. Una delle regole fondamentali della grammatica italiana prevede che le consonanti labiali “b” e “p” siano sempre precedute dalla lettera M.


Acqua

Aqua

Acua

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La parola acqua e tutti i suoi derivati (acquolina, acquazzone, acquario, acquedotto, risciacquare...), il verbo acquistare, la prima e la terza persona singolare nonché la terza persona plurale del passato remoto dei verbi nascere, tacere, piacere, giacere, nuocere (io nacqui, egli nacque, essi nacquero, io tacqui, egli tacque, essi tacquero, io piacqui, egli piacque, essi piacquero, io giacqui, egli giacque, essi giacquero, io nocqui, egli nocque, essi nocquero) si scrivono con CQU.


Apostrofo

Appostrofo

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Si scrive APOSTROFO, con una sola P.

Il termine infatti deriva dal greco ἀπόστροϕος (= "rivolto indietro"), a sua volta composto di apò e strèpho.


Oltretutto

Oltre tutto

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Sono ammesse e corrette entrambe le grafie.

Noi, personalmente, preferiamo la forma univerbata.


Dintorni

D'intorni

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Quando è utilizzato come sostantivo e significa "vicinanze”, “luogo vicino”, è ammessa solo la grafia univerbata DINTORNI.

Nella funzione di sostantivo si usa soprattutto la forma plurale DINTORNI (raro dintorno).

Es.: "i dintorni di Torino", "mi trovo nei dintorni di casa tua".


Dintorno

D'intorno

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Dintorno può essere usato sia come avverbio che come sostantivo.

Quando è in funzione avverbiale è ammessa anche la grafia apostrofata d'intorno e ha il significato di "intorno". Questa, tuttavia, è meno diffusa di quella univerbata.

Quando è utilizzato come sostantivo, invece, è ammessa solo la grafia univerbata DINTORNO. Nella funzione di sostantivo si usa soprattutto la forma plurale DINTORNI (es.: i dintorni di Torino, mi trovo nei dintorni di casa tua).


Cataratta

Cateratta

Catarratta

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Sono corrette entrambe le forme, sebbene la variante CATARATTA sia etimologicamente più corretta.

Il termine, infatti, deriva dal greco κατα(ρ)ράκτης (kata(r)ràktes), composto da κατά (= giù) e ῥάσσω (= erompere, precipitare).

La forma catarratta, con due R, è errata.


Denaro

Danaro

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Entrambe le forme sono corrette. La più diffusa è DENARO, che, tra l'altro, è la più fedele alla parola latina da cui deriva, ossia denàrius.


Prosieguo

Proseguo

Proseguio

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Quante volte vi è capitato di chiedervi: "si scrive proseguo o prosieguo?". Prima di dirvi qual è la risposta corretta è necessario specificare il contesto in cui intendiamo utilizzare la parola. Nel nostro caso, dato che ci riferiamo alla "prosecuzione", la forma corretta è prosieguo, con la -i tra la -s e la -e (il dizionario Treccani segna come corretta anche la forma senza la -i, sebbene la segnali come poco comune). Proseguio è un errore in tutte le circostanze, dunque non dovete utilizzarlo in nessun caso e per nessun motivo.

Cosa vuol dire prosieguo, qual è il suo significato? Quali sono i suoi sinonimi?

Per quanto riguarda la sua etimologia, la parola deriva dal verbo proseguire. Il vocabolo significa prosecuzione, seguito, proseguimento, di cui è anche sinonimo. Anche se è ormai in disuso capita di leggerla nella locuzioni "in prosieguo" o "in prosieguo di tempo", che significano in seguito.

Per quanto riguarda i sinonimi abbiamo, per l'appunto: in seguito, successivamente, poi, dopo.

Esempio di frasi con prosieguo:

  • Si tratta della quinta vittoria consecutiva, ma questa volta con una lezione da tenere bene a mente per il prosieguo del campionato.
  • Sono molto soddisfatto per questo primo week end dei saldi che fa sperare nel buon prosieguo delle vendite.

Buon proseguimento o buon prosieguo?

Partiamo dal presupposto che entrambe le forme sono corrette, tuttavia, e ce lo conferma anche il dizionario Treccani, la parola prosieguo è poco comune e in disuso, salvo le rare eccezioni appena citate. La parola proseguimento è molto più diffusa ed è per tale motivo che vi suggeriamo di utilizzare la forma buon proseguimento.

Perché proseguo non è corretto?

Proseguo non è sbagliato in assoluto, semplicemente non è corretto in questo contesto. Io Proseguo è la prima persona persona singolare dell'indicativo presente del verbo proseguire. Per comodità riportiamo la coniugazione dell'indicativo presente del verbo proseguire:

  • Io proseguo
  • tu prosegui
  • lui/lei prosegue
  • noi proseguiamo
  • voi proseguite
  • essi/loro proseguono

Esempio di frasi con proseguo:

  • Voi fate quel che volete, io proseguo per la mia strada.
  • Ho notato che hai rallentato, proseguo o mi fermo ad aspettarti?