Irruente

Irruento/Irruenta

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Si scrive e si dice IRRUENTE. L'aggettivo deriva dal latino irruentem, participio presente (caso accusativo) del verbo latino irrùere = correre verso. Nella lingua italiana sono frequenti i participi presenti usati con valore di aggettivo, come vincente, scadente, perdente, dirompente, ecc.. La forma irruente è unica per il maschile e il femminile.

Sebbene un tempo fosse non ammessa, la forma irruento (femminile irruenta) è molto diffusa. Il dizionario dell'Enciclopedia Treccani ammette anche le forme irruento/irruenta e il Devoto-Oli, come altri dizionari, considerano tali forme come «varianti meno corrette».

Luciano Satta, in Come si dice, riguardo a irruente scrive: "Si ricordi che questa è la grafia corretta, anche se spesso si legge (Dessì, Montanelli) irruento per analogia con violento".


Allerta

All'erta

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Entrambe le forme allerta e all'erta sono corrette. Come riporta l'accademia della crusca, la locuzione avverbiale all’erta (con il significato di "stare in piedi" e poi quindi di "stare vigili") ha dato vita alla forma univerbata ("mantenersi allerta"), e poi, probabilmente anche tramite l’influsso del sostantivo francese alerte derivato dall’avverbio italiano e attestato in Francia dal 1771, al sostantivo (stato di allerta) con il significato di "preallarme". Oggi, come riportano tutti i dizionari, all’erta (o in forma univerbata allerta) può essere usato come esclamazione (All’erta!), come avverbio (essere, stare all’erta) e come sostantivo, anche se in questo caso di norma viene impiegata la forma univerbata (diramare un’allerta). Per quel che concerne il genere del sostantivo, invece, per alcuni dizionari allerta è femminile invariabile (un’allerta/molte allerta), per altri è sia maschile che femminile, sempre invariabile (un’allerta/molte allerta ma anche un allerta/molti allerta).

L'allerta meteo

Così core riporta il sito della protezione civile, ogni giorno la Rete dei Centri Funzionali (Dipartimento della Protezione Civile, Regioni e Province Autonome) elabora previsioni meteo di protezione civile e valuta i fenomeni alluvionali e franosi che possono determinare situazioni di pericolo per la popolazione e danni sul territorio.

Se sono previsti effetti e danni, la Regione o la Provincia Autonoma dà l’allerta (gialla, arancione, rossa) per le zone interessate. La Rete dei Centri Funzionali continua a monitorare i fenomeni meteo e il loro impatto sul territorio.

In base all’allerta, la Regione e il Comune valutano quale fase operativa attivare (attenzione, pre-allarme, allarme) e compiono le azioni previste nei propri Piani di protezione civile, coordinandosi tra loro. È il Comune che informa la popolazione e comunica i comportamenti corretti.


Aquilone

Acquilone

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Provate ad ascoltare o a ripetere una parola con il suono CU e, immediatamente dopo, una parola con il suono QU. Vi renderete immediatamente conto che i due suoni sono identici tra loro. Questo è il motivo per cui i vocaboli che contengono tali suoni fanno sorgere in noi molti dubbi quando siamo costretti a scriverli. Proviamo a rivedere le regole delle parole che contengono “qu”, “cu” e “cqu” in modo da risolvere e cancellare ogni dubbio:

  1. "Q" è sempre seguita dalla "u" e da un'altra vocale (mai da consonante). Avremo dunque le sillabe: qua, que, qui, quo (es.: aquila, aquilone, quadro, quaderno, squillo, squalo, Quaresima, quesito...);
  2. all'inizio di una parola si usa sempre la forma "QU" (vd. esempi precedenti). Fate attenzione alle 5 parole che costituiscono un'eccezione a questa regola (cui, cuocere, cuore, cuoco, cuoio);
  3. la grafia corretta è "CU" se dopo la vocale "u" c'è una consonante (cura, cucina, cugina...). Esistono alcuni vocaboli che, per nostra sfortuna, non rispettano questa regola, complicandoci parecchio le cose! Ve ne elenchiamo un po': cospicuo, scuoiare, arcuato, scuola, percuotere, scuotere, promiscuo, riscuotere, circuito, acuire, innocuo...;
  4. si scrivono con "CQU” la parola acqua e tutti i suoi derivati (acquolina, acquazzone, acquario, acquedotto, risciacquare...), i verbi acquistare e acquisire, la prima e la terza persona singolare nonché la terza persona plurale del passato remoto dei verbi nascere, tacere, piacere, giacere, nuocere (io nacqui, egli nacque, essi nacquero, io tacqui, egli tacque, essi tacquero, io piacqui, egli piacque, essi piacquero, io giacqui, egli giacque, essi giacquero, io nocqui, egli nocque, essi nocquero).

Dunque, ricapitolando, aquilone rientra nella regola n. 1 e si scrive con QU.


Denunce

Denuncie

Denunzie

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Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia e -gia (Ciliegie o ciliege? Provincie o Province? Denuncie o Denunce?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana.

Il plurale di denuncia è DENUNCE; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia, -scia:

  • le parole in cui le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: scriveremo dunque ciliegie, camicie, micie, valigie...;
  • le parole in cui -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: scriveremo dunque denunce, pronunce, gocce, bolge, frange...

Rientrano in questo secondo caso anche le parole in -scia, che al plurale terminano sempre in -sce: fascia-fasce; striscia-strisce...

Il plurale di denunzia, che è una forma meno diffusa di denuncia, è, invece, DENUNZIE​.


Abiezione

Abbiezione

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Si scrive ABIEZIONE, con una sola B.

L'abiezione è una condizione di persona o cosa abietta, di degrado morale, bassezza e depravazione.

Abiezione deriva dall'aggettivo abietto, a sua volta derivato dal latino abiectus, participio passato del verbo abicĕre cioè "respingere, gettare via".


Auguri

Aguri

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Si scrive AUGURI, non aguri. Lo stesso vale per il verbo AUGURARE.

Il vocabolario dell'Enciclopedia Treccani scrive: "agurare, agùrio e der. – Varianti pop. ant. di augurare, augurio".


Abbastanza

A bastanza

Abastanza

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Si scrive solo "ABBASTANZA", benché l'avverbio derivi da "a bastanza", antico modo per dire bastare.


Abbasso

Abasso

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Si scrive "ABBASSO" [ant. "a basso"], non "abasso".

"Abbasso" può essere:

  • la prima persona singolare dell'indicativo presente del verbo abbassare = io abbasso;
  • un avverbio col valore di "di sotto, in basso, giù";
  • un grido di minaccia o di ribellione. Si indica con una W rovesciata (ʍ) = abbasso la guerra o ʍ la guerra!

Freccette

Frecciette

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La formazione dei diminutivi (con i suffissi –etto, –etta, –etti, –ette) di  parole nel cui tema è presente la vocale i (es.: valigia, camicia, freccia, ecc...) è spesso fonte di dubbi.

Nella formazione del diminutivo, la i, puro segno grafico, non è necessaria per conservare il suono palatale alla consonante c.

Per questo motivo si scrive FRECCETTE (così come "valigetta").


Frange

Frangie

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Il plurale della parola frangia, che deriva dal francese frange, è Frange senza la lettera I.

Scrivere Frangie è, dunque, sbagliato. 


Che egli stesse

Che egli stasse

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L'unica forma corretta del congiuntivo imperfetto di stare, per la terza persona singolare, è che egli stesse. Eppure sorprende l'errore commesso dal poeta Giacomo Leopardi nello Zibaldone: 

"Quando l'uomo concepisce amore tutto il mondo si dilegua dagli occhi suoi, non si vede più se non l'oggetto amato, si sta in mezzo alla moltitudine alle conversazioni ec. come si stasse in solitudine, astratti e facendo quei gesti che v'ispira il vostro pensiero sempre immobile e potentissimo senza curarsi della maraviglia né del disprezzo altrui, tutto si dimentica e riesce noioso ec. fuorchè quel solo pensiero e quella vista. Non ho mai provato pensiero che astragga l'animo così potentemente da tutte le cose circostanti, come l'amore."

Anche per la prima persona singolare l'unica forma corretta è che io stessi.


Immagine

Immaggine

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Artisti e pittori sapranno esattamente come si scrive la parola del quesito di oggi; eppure la domanda "si scrive immagine o immaggine?" è molto ricorrente. Si scrive immagine, con una sola g-.

Che vuol dire immagine, qual è il suo significato?

Dal latino imago -gĭnis, l'immagine è la forma con la quale una cosa appare a chi la guarda.

Immagini o immaggini? Come si scrive il plurale di immagine?

Il plurale della parola immagine è immagini, che si scrive sempre con una g- soltanto. Sebbene sia molto diffusa, la parola immaggini è sbagliata!

Immagino o immaggino? Come si scrive la prima persona singolare dell'indicativo presente di immaginare?

La corretta grafia della prima persona singolare del verbo immaginare è immagino, sempre con una g-.

 

 

 


Riscuotere

Risquotere

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Risquotere o riscuotere? Provate ad ascoltare o a ripetere una parola con il suono CU e, immediatamente dopo, una parola con il suono QU. Vi renderete immediatamente conto che i due suoni sono identici tra loro. Questo è il motivo per cui i vocaboli che contengono tali suoni fanno sorgere in noi molti dubbi quando siamo costretti a scriverli. Proviamo a rivedere le regole delle parole che contengono “qu”, “cu” e “cqu” in modo da risolvere e cancellare ogni dubbio:

  1. "QU" è sempre seguita dalla "u" e da un'altra vocale (mai da consonante). Avremo dunque le sillabe: qua, que, qui, quo (es.: quadro, quaderno, Quaresima, quesito...);
  2. all'inizio di una parola si usa sempre la forma "QU" (vd. esempi precedenti). Fate attenzione alle 5 parole che fanno eccezione a questa regola (cui, cuocere, cuore, cuoco, cuoio);
  3. la grafia corretta è "CU" se dopo la vocale "u" c'è una consonante (cura, cucina, cugina...). Esistono alcuni vocaboli che, per nostra sfortuna, non rispettano questa regola, complicandoci parecchio le cose! Ve ne elenchiamo un po': cospicuo, scuoiare, arcuato, scuola, percuotere, riscuotere (la parola del nostro quesito), promiscuo, scuotere, circuito, acuire, innocuo;
  4. si scrivono con "CQU” la parola acqua e tutti i suoi derivati (acquolina, acquazzone, acquario, acquedotto, risciacquare...), il verbo acquistare, la prima e la terza persona singolare nonché la terza persona plurale del passato remoto dei verbi piacere, tacere, giacere, nascere, nuocere (io nacqui, egli nacque, essi nacquero, io tacqui, egli tacque, essi tacquero, io piacqui, egli piacque, essi piacquero, io giacqui, egli giacque, essi giacquero, io nocqui, egli nocque, essi nocquero).

Dunque, ricapitolando, riscuotere rientra tra le eccezioni alla regola n. 3 e, per tale motivo, si scrive con il nesso CU (e non QU).

Tutte le eccezioni elencate hanno una spiegazione logica, che deve essere cercata nel termine latino da cui derivano; l'etimologia di riscuotere, è la seguente: il verbo deriva dal latino EXCUTERE (non EXQUTERE), rafforzato dal prefisso RE- che vuol dire "di nuovo".

Per quanti se lo stessero chiedendo, il passato remoto di riscuotere è così coniugato:

io riscossi
tu riscuotesti
egli riscosse
noi riscuotemmo
voi riscuoteste
essi riscossero


Irraggiungibile

Inraggiungibile

Irragiungibile

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L'aggettivo è formato da in + raggiungibile.

Allora perché non è corretto dire e scrivere inraggiungibile? L'aggettivo ha subìto il fenomeno dell'ASSIMILAZIONE LINGUISTICA, che si verifica quando un fono modifica il fono precedente (assimilazione regressiva) o il fono successivo (assimilazione progressiva). L'assimilazione può essere parziale se il cambiamento è parziale, totale se il cambiamento è totale.

In + raggiungibile > iRRaggiungibile è un esempio di assimilazione totale regressiva; in questo la R modifica la precedente nasale N. Altri esempi di assimilazione totale regressiva sono:

in + logico > illogico, in + mobile > immobile, in + ragionevole > irragionevole.


E

Ed

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Il quesito riguarda la presenza o meno della cosiddetta "d" eufonica, procedimento ben noto alla lingua italiana per cui è possibile aggiungere la d ad alcune preposizioni e congiunzioni davanti a una parola che comincia per vocale. 

Eufonico vuole dire ‘relativo all’eufonia’; eufonia è un termine, derivante dal greco, che indica "il bel suono". In questo caso l’effetto eufonico è dato dal fatto che, aggiungendo nella catena fonica la consonante, si evita uno iato tra le due vocali. 

La regola, dettata dal grande Bruno Migliorini, vuole che "ed" sia impiegato quando precede una parola cominciante con la stessa vocale, dunque "e".

  • Io ed Elisa stiamo bene insieme. 
  • ... ed era bello giocare insieme.

Un altro esempio, ma con la preposizione "a".  Es.:Andrò ad Andora quest'estate. 

Per i sostantivi che iniziano con una vocale diversa dalla congiunzione o preposizione che li precede, come "Io e Anna", l'uso della d è facoltativo, ma vi sono casi in cui è sconsigliato.

Riportiamo alcuni esempi:

  • Alcuni casi in cui si inserisce la "d" eufonica: ad esempio (ad inizia con a, esempio con e), ad eccezione... Questi sono esempi di locuzioni fisse dove l'uso della d eufonica è cristallizzato. 
  • Un caso in cui è sconsigliato utilizzare la d (ma non è del tutto sbagliato) è "Io ed Anna". Non suona bene!
  • Altro esempio in cui la d è da evitare: "Mari Mediterraneo ed Ionio". Molto meglio "Mari Mediterraneo e Ionio".

Le sopracciglia

I sopraccigli

Le sopracciglie

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Sopracciglio è una di quelle parole dotate sia di plurale femminile che maschile (i cosiddetti "nomi sovrabbondanti").

I due plurali "sopracciglia" e "sopraccigli" non hanno differenze di significato e possono essere usati indifferentemente. Tra i due è più diffuso il plurale femminile "le sopracciglia".

Non esiste invece il plurale "sopracciglie".


Le ginocchia

I ginocchi

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Ginocchio è una di quelle parole dotate sia di plurale femminile che maschile (i cosiddetti "nomi sovrabbondanti").

Serianni nella Grammatica Italiana ipotizza che tra i due plurali possa esserci una distinzione simile a diti/dita: il plurale maschile designerebbe i ginocchi presi singolarmente, mentre quello femminile il loro insieme; "tuttavia in troppi casi i due usi si sovrappongono l'uno all'altro" (cap. III par. 122 a).

Tra i due plurali è più diffuso quello femminile "le ginocchia". Celebre è l'espressione "farsi venire il latte alle ginocchia".


Avvezzo

Avezzo

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Si scrive AVVEZZO. L'aggettivo deriva dal latino advitium composto da ad + vitium (=vizio, vezzo).

Avvezzo vuol dire "che è abituato o che possiede una certa familiarità".


Senza

Sensa

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Si scrive SENZA, con la Z. Sensa, con la s, è del tutto errato. Eppure, non è inusuale scorgere sui muri strafalcioni d'amore come: "Sensa te non posso stare". Da non confondere con senso che, invece, va scritto con la lettera S (e non senzo con la lettera Z).

Ecco alcune frasi che possono aiutarvi a comprendere come scrivere il vocabolo:

  • Senza il sole non ci sarebbe il giorno.
  • Senza zucchero, grazie.
  • Siamo rimasti senza parole.