Cardiopalmo

Cardiopalma

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Dal greco καρδία (cuore) e παλμός (palpitazione), è più corretto scrivere cardiopalmo. Tuttavia, Cardiopalma, con la A finale, è una foma accettata dai dizionari.


Summenzionato

Su menzionato

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Quante volte vi è capitato di chiedervi "come si scrive summenzionato?", magari non tante, ma è giusto che sappiate che se si fa riferimento all'aggettivo bisogna per forza scrivere summenzionato unito e con due M. Il vocabolo è la composizione dell'avverbio su e menzionato, participio passato del verbo menzionare. Sumenzionato come unico vocabolo e con una sola Z è un errore. Anche summensionato e sumensionato sono degli errori. Qualora lo scriviate al plurale, summenzionati, o al femminile singolare o plurale, summenzionata o summenzionate, scrivetelo sempre come un unico termine, con due M e con la Z.

Cosa vuol dire, qual è il suo significato? Menzionato in precedenza, già indicato.

Quali sono i suoi sinonimi? Si tratta di: sopraccitato, succitato, sopraindicato, soprammenzionato. Tutti questi vocaboli, al pari di quello appena spiegato, hanno subito il fenomeno dell'univerbazione, ma solo per alcuni di essi si ha il raddoppiamento fonosintattico.


Acquaragia

Acqua ragia

Acqua raggia

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L'acquaràgia è un solvente spesso utilizzato per diluire le vernici. Scrivete acquaragia con una sola G e come unica parola, anche se è possibile scrivere acqua ragia.


Ketchup

Kechup

Checiap

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Si scrive "ketchup". Ketchup è un vocabolo inglese e indica una salsa di origini orientali tradizionalmente utilizzata per accompagnare patatine fritte e altri fritti.


Karma

Karman

Carma

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Si può scrivere karma o kàrman, anche se il primo termine è molto più diffuso. Il sostantivo karma è un adattamento del termine sanscrito kārma.


Trendy

Trandy

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Quando volete scrivere Trendy (che vuol dire "di moda", "che fa tendenza"), assicuratevi di scriverlo con la lettera E.


Tête-à-tête

Tet a tet

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Dal francese Tête (Testa). Non lasciatevi ingannare dalla pronuncia Tet a tet, si scrive Tête-à-tête.

Tête-à-tête viene spesso utilizzato per indicare un colloquio o un incontro a due.


Insomma

In somma

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L'avverbio "insomma" si scrive tutto attaccato. La forma separata "in somma" è indicata come variante non comune e rara, pertanto vi consigliamo di non utilizzarla.


Strage

Stragge

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Si scrive "STRAGE" con una sola G.


Squisito

Scuisito

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Si scrive "squisito". Provate ad ascoltare o a ripetere una parola con il suono CU e, immediatamente dopo, una parola con il suono QU. Vi renderete immediatamente conto che i due suoni sono identici tra loro. Questo è il motivo per cui i vocaboli che contengono tali suoni fanno sorgere in noi molti dubbi quando siamo costretti a scriverli. Proviamo a rivedere le regole delle parole che contengono “qu”, “cu” e “cqu” in modo da risolvere e cancellare ogni dubbio:

  1. la "Q" è sempre seguita dalla "u" e da un'altra vocale (mai da consonante). Avremo dunque le sillabe: qua, que, qui, quo (es.: quadro, quaderno, Quaresima, quesito...);
  2. all'inizio di una parola si usa sempre la forma "QU" (vd. esempi precedenti). Fate attenzione alle 5 parole che fanno eccezione a questa regola (cui, cuocere, cuore, cuoco, cuoio);
  3. la grafia corretta è "CU" se dopo la vocale "u" c'è una consonante (cura, cucina, cugina...). Esistono alcuni vocaboli che, per nostra sfortuna, non rispettano questa regola, complicandoci parecchio le cose! Ve ne elenchiamo un po': cospicuo, scuoiare, arcuato, scuola, percuotere, scuotere, promiscuo, riscuotere, circuito, acuire, innocuo;
  4. si scrivono con "CQU” la parola acqua e tutti i suoi derivati (acquolina, acquazzone, acquario, acquedotto, risciacquare...), il verbo acquistare, la prima e la terza persona singolare nonché la terza persona plurale del passato remoto dei verbi piacere, tacere, giacere, nascere, nuocere (io nacqui, egli nacque, essi nacquero, io tacqui, egli tacque, essi tacquero, io piacqui, egli piacque, essi piacquero, io giacqui, egli giacque, essi giacquero, io nocqui, egli nocque, essi nocquero).

Cosucce

Cosuccie

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Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia e -gia (Ciliegie o ciliege? Provincie o Province? Frecce o Freccie?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana.

Il plurale di cosuccia è COSUCCE; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia, -scia:

  • le parole in cui le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: scriveremo dunque ciliegie, camicie, micie, valigie...
  • le parole in cui -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: scriveremo dunque pronunce, cosucce, gocce, bolge, frange...

Rientrano in questo secondo caso anche le parole in -scia, che al plurale terminano sempre in -sce: fascia-fasce; striscia-strisce...


Babbucce

Babucce

Babbuccie

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Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia e -gia (Ciliegie o ciliege? Provincie o Province? Frecce o Freccie?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana.

Il plurale di babbuccia è BABBUCCE; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia, -scia:

  • le parole in cui le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: scriveremo dunque ciliegie, camicie, micie, valigie...
  • le parole in cui -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: scriveremo dunque pronunce, babbucce, gocce, bolge, frange...

Rientrano in questo secondo caso anche le parole in -scia, che al plurale terminano sempre in -sce: fascia-fasce; striscia-strisce...

Ricordiamo infine che babbucce si scrive con due B.


Scaramucce

Scaramuccie

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Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia e -gia (Ciliegie o ciliege? Provincie o Province? Frecce o Freccie?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana.

Il plurale di scaramuccia è SCARAMUCCE; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia, -scia:

  • le parole in cui le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: scriveremo dunque ciliegie, camicie, micie, valigie...
  • le parole in cui -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: scriveremo dunque pronunce, scaramucce, gocce, bolge, frange...

Rientrano in questo secondo caso anche le parole in -scia, che al plurale terminano sempre in -sce: fascia-fasce; striscia-strisce...


Indennizzo

Indenizzo

Indennizo

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Si scrive "INDENNIZZO". Il vocabolo, infatti, deriva dall'aggettivo indenne, a sua volta derivante dal latino INDENNEM, composto da IN (con valore negativo) e DAMNUM (= senza danno).


Accalappiacani

Accalappia cani

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Si scrive ACCALAPPIACANI, tutto attaccato. Accalappiacani è un nome composto e indica l'addetto alla cattura dei cani randagi o privi di museruola.


Improprio

Inproprio

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Si scrive impròprio. Le consonanti labiali “b” e “p”, infatti, sono sempre precedute dalla lettera “m“. Nel caso di frasi come "mettersi in proprio", in e proprio sono, invece, due parole distinte.


Senso

Senzo

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Nel scriverlo qualcuno potrebbe essere stato condizionato da un'errata pronuncia, eppure la risposta al quesito "si scrive senzo o senso?" è abbastanza ovvia: il vocabolo, che deriva dal latino sensus, si scrive senso con la lettera S. Il motivo che molto spesso può portare all'errore è l'errata pronuncia della lettera S: in molte parti d'Italia, infatti, la "S latina", che è sempre sorda, è diventata sonora. Non è inusuale, dunque, conoscere qualcuno che nonostante sappia scriverlo correttamente lo pronunci in maniera sbagliata, ovvero senzo.

Oltre a quanto abbiamo appena detto, va aggiunto che molte volte capita di confondersi con senza che, invece, va scritto con la lettera Z. Al plurare si scrive sensi e non senzi.

S sorda e S sonora, quali sono le differenze? La pronuncia della S sonora, a differenza della S sorda, prevede la vibrazione delle corde vocali.

Ecco alcune frasi con senso che vi aiuteranno a comprenderne meglio il significato e il corretto utilizzo:

  • Non capisco il senso di questo tuo comportamento, mi stai deludendo.
  • Ho rischiato di fare un incidente, per errore ho imboccato una strada a senso unico.
  • Sono stufo dei tuoi continui doppi sensi, preferirei che parlassi schiettamente.
  • Ognuno di noi è dotato di cinque sensi: la vista; l'udito; il gusto; l'olfatto e il tatto.

Molto simile al quesito appena analizzato è "assenso o assenzo?". Scopri come scriverlo correttamente.


Con lo

Collo

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Entrambe le forme sono corrette. "Con lo" è una combinazione formata dalla preposizione semplice "con" + l’articolo determinativo maschile singolare "lo". Sia la forma staccata "con lo" che quella unita "collo" sono ammesse. Tuttavia noi preferiamo la forma staccata "con lo". La forma univerbata "collo", infatti, è identica ad un'altra parola di significato ben diverso: il collo, infatti, è una parte del corpo.

Lo stesso vale per le altre combinazioni: con la ( o "colla", ma "colla" indica anche la sostanza che serve per incollare una superficie ad un'altra), con le (o "colle", ma "colle" può indicare anche una piccola altura), con gli (o "cogli", ma "cogli" può essere anche la seconda persona singolare dell'imperativo presente del verbo cògliere). "Con il", invece, si tende a sostituire con "col".