Fintantoché

Fintanto che

Fin tanto che

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La congiunzione si può scrivere in tutti e tre i modi: fintantoché (con l'accento acuto (é), non grave (è). L’accento acuto rende la vocale chiusa, mentre l'accento grave la rende aperta), fintanto che (senza accento sulla e) e fin tanto che.

Non scrivete fintantocché perché non esiste.

Fintantoché è una congiunzione temporale che ha il significato di "finché, fino a quando" e introduce una frase temporale.

La forma più diffusa tra le tre è quella tutta unita fintantoché.


Collezionare

Collezzionare

Colezionare

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Davanti a -ion le consonanti g e z non si raddoppiano mai; dunque, dovete scrivere collezionare, azionare, eccezione, addizione, colazione e correzione, non collezzionare, azzionare, eccezzione, addizzione, colazzione e correzzione, ecc..

Consultando qualunque dizionario, potrete constatare che l'unica forma corretta è quella con una sola z.

La stessa regola è valida per il sostantivo COLLEZIONE, che deriva dal latino collectionem.


Acquisire

Aquisire

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Provate ad ascoltare o a ripetere una parola con il suono CU e, immediatamente dopo, una parola con il suono QU. Vi renderete immediatamente conto che i due suoni sono identici tra loro. Questo è il motivo per cui i vocaboli che contengono tali suoni fanno sorgere in noi molti dubbi quando siamo costretti a scriverli. Proviamo a rivedere le regole delle parole che contengono “qu”, “cu” e “cqu” in modo da risolvere e cancellare ogni dubbio:

  1. "Q" è sempre seguita dalla "u" e da un'altra vocale (mai da consonante). Avremo dunque le sillabe: qua, que, qui, quo (es.: quadro, quaderno, squillo, squalo, Quaresima, quesito...);
  2. all'inizio di una parola si usa sempre la forma "QU" (vd. esempi precedenti). Fate attenzione alle 5 parole che costituiscono un'eccezione a questa regola (cui, cuocere, cuore, cuoco, cuoio);
  3. la grafia corretta è "CU" se dopo la vocale "u" c'è una consonante (cura, cucina, cugina...). Esistono alcuni vocaboli che, per nostra sfortuna, non rispettano questa regola, complicandoci parecchio le cose! Ve ne elenchiamo un po': cospicuo, scuoiare, arcuato, scuola, percuotere, scuotere, promiscuo, riscuotere, circuito, acuire, innocuo...;
  4. si scrivono con "CQU” la parola acqua e tutti i suoi derivati (acquolina, acquazzone, acquario, acquedotto, risciacquare...), i verbi acquistare e acquisire, la prima e la terza persona singolare nonché la terza persona plurale del passato remoto dei verbi nascere, tacere, piacere, giacere, nuocere (io nacqui, egli nacque, essi nacquero, io tacqui, egli tacque, essi tacquero, io piacqui, egli piacque, essi piacquero, io giacqui, egli giacque, essi giacquero, io nocqui, egli nocque, essi nocquero).

Dunque, ricapitolando, acquisire rientra nella regola n. 4 e si scrive con CQU.


Davvero

D'avvero

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Su molti siti e e sui social network purtroppo, troppo spesso, si vedono persone che inseriscono l’apostrofo nell'avverbio "davvero", anche se, a dire il vero, l’apostrofo proprio non ci va.

L'unica dicitura corretta è quella senza l’apostrofo, quindi DAVVERO.


Aquila

Acquila

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Si scrive AQUILA. Il vocabolo infatti deriva dal latino aquila, -ae.


Legiferare

Leggiferare

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L'errata forma "leggiferare", nella data del 15 gennaio 2014, conta circa 158.000 risultati sul motore di ricerca Google.

Come mai così tante persone sbagliano questo verbo? Probabilmente molti si confondono con il sostantivo "legge" che si scrive con due G e si distacca dal termine latino da cui deriva che, invece, si scrive con una sola G (lex, legis).

Il verbo legiferare, che significa "emanare, promulgare leggi" è più fedele al termine latino da cui deriva, ossia legĭfer «legislatore». Per questo motivo si scrive con una sola G.


Eleggibilità

Elegibilità

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Si scrive ELEGGIBILITA', con due G. Il sostantivo deriva dal verbo latino eligere che, però, si scriveva con una sola G.

Allora come mai oggi lo scriviamo con due? Il verbo latino eligere, composto a sua volta della preposizione ex- "da, tra, fra" e del verbo legere ha subìto un mutamento nel passaggio dal latino all’italiano, raddoppiando la G: eligere > eleggere.

Per questo motivo "leggere" ed "eleggere" e tutti i loro derivati si scrivono con due G.


Eleggibile

Elegibile

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Si scrive ELEGGIBILE, con due G. In latino l'aggettivo si scriveva con una sola G (lat. tardo eligibĭlis derivato dal verbo eligere).

Allora come mai oggi lo scriviamo con due? Il verbo latino eligere, composto a sua volta della preposizione ex- "da, tra, fra" e del verbo legere ha subìto un mutamento nel passaggio dal latino all’italiano, raddoppiando la G: eligere > eleggere.

Per questo motivo "leggere" ed "eleggere" e tutti i loro derivati si scrivono con due G.

L'aggettivo significa "che può essere eletto, che ha i requisiti per essere eletto".


Leggibile

Legibile

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L'aggettivo si scrive con due G (quindi LEGGIBILE) poiché deriva dal verbo italiano LEGGERE.


Illeggibile

Inleggibile

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L'aggettivo è formato da in e leggibile, derivato dal verbo leggere.

Allora perché non è corretto dire e scrivere inleggibile? L'aggettivo ha subìto il fenomeno dell'ASSIMILAZIONE LINGUISTICA, che si verifica quando un fono modifica il fono precedente (assimilazione regressiva) o il fono successivo (assimilazione progressiva). L'assimilazione può essere parziale se il cambiamento è parziale, totale se il cambiamento è totale.

In + leggibile > illeggibile è un esempio di assimilazione totale regressiva; in questo la L modifica la precedente nasale N. Altri esempi di assimilazione totale regressiva sono:

in + logico > illogico, in + mobile > immobile, in + ragionevole > irragionevole.


Scarpacce

Scarpaccie

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Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia, -gia e -scia (Camicie o camice? Ciliegie o ciliege? Scarpacce o Scarpaccie?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana.

Il plurale di scarpaccia è scapacce; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia: 

  • le parole dove le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: avremo dunque camicie, ciliegie, micie, valigie;     
  • le parole dove -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: avremo dunque facce, province, pronunce, gocce, bolge, frange.. 

Rientrano in questo secondo caso anche le parole in -scia, che nel plurale terminano sempre in -sce: scriveremo quindi fasce, strisce, ecc..


Riconoscenza

Riconoscienza

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La sillaba SCE si scrive sempre (o quasi) senza I; scriveremo quindi RICONOSCENZA.

Alcune parole costituiscono un'eccezione alla regola appena esposta:

  1. la parola SCIE (plurale del sostantivo SCIA);
  2. la parola USCIERE;
  3. il sostantivo COSCIENZA e le parole derivate (cosciente/incosciente, coscientemente…);
  4. il sostantivo SCIENZA e le parole derivate (scienziato, fantascienza, onniscienza, onnisciente…).

Rinunce

Rinuncie

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Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia e -gia (Ciliegie o ciliege? Provincie o Province? Rinunce o Rinuncie?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana.

Il plurale di rinuncia è RINUNCE; infatti, secondo la regola della formazione del plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia, -gia, -scia:

  • le parole in cui le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: scriveremo dunque ciliegie, camicie, micie, valigie...;
  • le parole in cui -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: scriveremo dunque rinunce, pronunce, guance, gocce, bolge, frange...

Rientrano nel secondo gruppo anche le parole che al singolare terminano con -scia; al plurale termineranno sempre in -sce: fascia-fasce; striscia-strisce, ecc...


Passeggìno

Passegìno

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Con il vocabolo "passeggìno" si intende un tipo di seggiolino con ruote e manubrio, usato per portare a passeggio i bambini quando sono già capaci di stare seduti.

Il termine si scrive con due g, poiché deriva dal verbo passeggiare.

Il termine passeggino è stato utilizzato per la prima volta per indicare il mezzo di trasporto dei bambini piccoli nel 1958; precedentemente si utilizzava solo il vocabolo "carrozzina".


Passeggiata

Passegiata

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Il vocabolo passeggiata si scrive con due g e deriva dal verbo passeggiare.


Paciere

Pacere

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Questa parola vuol dire 'fautore, promotore, proponente della pace' e si scrive con la i, quindi PACIERE.


Collegio

Colleggio

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Nel contesto scolastico il dilemma "colleggio o collegio?" è abbastanza frequente. La forma corretta è collegio con una sola -g. Anche se in alcuni casi la pronuncia può trarvi in inganno, dimenticatevi della parola colleggio, con due -g.  

Cosa significa collegio? Qual è il suo significato?

Il termine collegio deriva dal latino collegium, a sua volta derivato dal verbo collìgere (composto da cum = insieme e legere = raccogliere). Come abbiamo accennato precedentemente, il collegio è un istituto scolastico nel quale gli allievi convivono stabilmente. Tra gli altri significati riportati dal dizionario Treccani troviamo: un corpo di persone unite dall’esercizio di una stessa professione (come ad esempio il collegio dei medici, il collegio dei docenti, il collegio degli avvocati), o ancora il collegio elettorale che è l'insieme degli elettori che fanno parte di una determinata circoscrizione.

Collegiale o colleggiale? Collegiali o Colleggiali?

Tutte le parole derivate da collegio si scrivono con una sola -g, quindi scrivete collegiale e collegiali.

La trasmissione televisiva

"Il Collegio" è la nota trasmissione televisiva trasmessa dalla RAI che ha riportato in auge la parola anche tra i più giovani. Dieci ragazzi e dieci ragazze si ritrovano catapultati in un collegio degli '60 o '80, lontani dai propri genitori per alcune settimane.

Parole con una -G e parole con due -G

Parole dubbie come parmigiano, parmigiana, immagine, strage, bugie, si scrivono con una G, a differenza di pomeriggio, paggetto, leggibile, che invece vanno scritte con due G.