Milioni

Miglioni

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Chi sogna di esser ricco potrebbero essere assaliti dal dubbio "si scrive miglioni o milioni?", la grafia corretta è milioni, senza la g tra la i e la l. Come spesso accade anche per miliardo, alcuni commettono l'errore di scriverlo miglioni, probabilmente perché condizionati da un'errata pronuncia o dalla parola migliaio, la cui grafia corretta è con la g.

Il vocabolo viene utilizzato nel sistema di numerazione decimale per indicare mille volte mille. Numericamente si scrive con sei zeri (1.000.000).

Milione o Miglione? Tutte le parole derivate da milione si scrivono senza la g: milionario e non miglionario; milione e non miglione; milionaria e non miglionaria; milionarie e non miglionarie.

Piccola curiosità: se volete un aneddoto per ricordarlo più facilmente potete pensare a "Il Milione" di Marco Polo, il racconto più famoso legato alla Via della Seta.


Toast

Tost

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Si scrive TOAST, non tost.

Questo vocabolo è un forestierismo. Riportiamo la definizione di "forestierismo" dell'Enciclopedia Treccani: "Parola, locuzione o anche costrutto sintattico introdotti più o meno stabilmente in una lingua da una lingua straniera, sia nella forma originaria (per es., l’ingl. week-end) sia con adattamento alla struttura fonetica e morfologica della lingua d’arrivo". I forestierismi sono sempre più diffusi nella nostra lingua.

Toast è un termine inglese, una delle lingue che "invade" sempre di più il vocabolario della lingua italiana. Basti pensare che i vocaboli tour, spot, web, scooter, leader, password, ticket, account, film (chi non l'ha mai utilizzato?), blog, optional, gazebo, selfie (l'elenco potrebbe continuare ancora a lungo) sono tutti termini inglesi.


Formaggiera

Formaggera

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La forma corretta è "FORMAGGIERA", con la i. Il suffisso di questa parola infatti è -iera (vd. biscottiera, caffettiera, teiera...).

Bisogna però aggiungere che, poiché la i di -gie- non si pronuncia e non indica la corretta pronuncia della g, è accettata anche la grafia "formaggera".

Nonostante ciò, vi consigliamo di scrivere "formaggiera" con la i, che è senza dubbio la forma più esatta.


Vizio

Vizzio

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Si scrive VIZIO (pl. vizi), con una sola Z. La forma "vizzio" è errata, così come il plurale "vizzi".

Il vocabolo deriva dal sostantivo latino vitium.

Lo stesso ragionamento è valido per il verbo "viziare" ("vizziare" è sbagliato).


Ombelico

Ombellico

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Si scrive e si dice "OMBELICO" con una sola L.

La forma "ombellico" è una variante popolare da evitare.

Il termine deriva dal latino umbilicus, derivato di umbo, -onis = umbone e affine al termine greco ὀμϕαλός = ombelico, umbone.


A sbafo

A sbaffo

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Si scrive "a sbafo", non "a sbaffo".

Con questa locuzione si indica l'atto di mangiare o di fare qualcosa a spese altrui.


Stupidaggine

Stupidagine

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Si scrive STUPIDAGGINE, con due G.

La forma "stupidagine" è sbagliata.


Grattugiare

Grattuggiare

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Si scrive GRATTUGIARE.

Le forme "gratuggiare" e "grattuggiare" sono sbagliate.


Cartucce

Cartuccie

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Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia e -gia (Ciliegie o ciliege? Spiagge o spiaggie? Cartucce o Cartuccie?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana. Il plurale di "cartuccia" è CARTUCCE; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia:

  • le parole in cui le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: scriveremo dunque ciliegie, camicie, micie, valigie...;
  • le parole in cui -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: scriveremo dunque cartucce, rocce, spiagge, tracce, pronunce, gocce, bolge, frange...

Rientrano in questo secondo gruppo anche le parole in -scia, che al plurale terminano sempre in -sce: fascia-fasce, striscia-strisce...


Arancina

Arancino

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Il termine esatto per indicare la famosa palla di riso, prodotto tipico della regione Sicilia, è ARANCINA, nonostante la maggior parte delle persone dica "arancino". Arancina è il vezzeggiativo del termine arancia, il frutto. La diffusione del maschile "arancino" è dovuta all'influenza del dialetto della Sicilia orientale, che ha fatto sì che il termine arancina diventasse arancinu, che col tempo è stato italianizzato in arancino (arancini al plurale).

Un'esauriente spiegazione a questo dilemma, che da sempre coinvolge la popolazione sicula (e non solo), la fornisce Giovanni Ruffino, docente di Linguistica italiana dell'Università di Palermo e corrispondente dell'Accademia della Crusca: "Nella Sicilia orientale, messinese e catanese soprattutto, si dice arancino ed ha la classica forma a pera. Si tratta però di una semplice scelta linguistica meno corretta. In questi territori c’è stata una variazione morfologica cui corrisponde una variazione anche nella forma dell’arancina. A Palermo l’arancina ha invece una forma rotonda simile ad una arancia di cui la Sicilia è ricca e dalla quale prende il nome per analogia. E’ questa la forma corretta perché arancina deriva da arancia ed è femminile. Mangiarle poi alla carne, al burro o con le verdure dipende dal gusto. Certamente questi condimenti sono recenti e si tratta in definitiva di sovrastrutture successive e di scarso pregio".

Se vi trovate in una rosticceria di Palermo abbiate l'accortezza di chiedere un'arancina.

Tuttavia, poiché i dizionari riportano la forma maschile (e non quella femminile), ARANCINO è da considerarsi la forma più esatta nella lingua italiana.


Eclissi

Eclisse

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Entrambe le forme, eclisse ed eclissi, sono accettate nella nostra lingua, anche se eclissi prevale.

La parola deriva dal greco ἔκλειψις(= abbandono, mancanza), derivazione di ἐκλείπω (= abbandonare, lasciare); il termine "eclissi" allude quindi alla scomparsa del disco solare o lunare. Dal greco ebbe origine il latino eclìpsis, da cui nacque la forma italiana regolare in -e, "eclisse". Accanto a questa si diffuse "eclissi", la forma dotta che mantiene la i finale del latino, oggi più diffusa.


Flagranza (di reato)

Fragranza (di reato)

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Due parole molto simili possono trarre in inganno! Il nostro quesito rappresenta uno di questi casi.

Esistono, infatti, sia il termine "flagranza" che "fragranza", ma indicano due cose molto diverse!

Quando intendiamo riferirci alla "flagranza di reato" il termine esatto è solo "FLAGRANZA". Come riporta Wikipedia, "l'arresto in flagranza di reato è, nel diritto processuale penale italiano, un provvedimento provvisoro limitativo della libertà personale - cd. misure precautelari - la cui disciplina legislativa è prevista dal Titolo VI del Libro V del codice procedura penale italiano".

L'aggettivo "flagrante" può significare anche "evidente, palese" (es.: "è in flagrante contraddizione").

Con il vocabolo fragranza, invece, si indica un odore piacevole.


Davanti

D'avanti

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Si scrive "davanti", tutto attaccato e senza apostrofo.

Questo avverbio è formato da due parole, la preposizione di e l’avverbio avanti che, nel corso del tempo, hanno subìto quel processo che si chiama univerbazione (= l'unione, sia grafica sia verbale, di diverse parole che formavano già un sintagma anche se divise).


Chic

Scick

Scic

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Chic è la forma corretta del termine di origine francese che in italiano vuol dire "elegante".

Spesso viene utilizzato nel campo della moda, anche se col tempo il suo utilizzo si è esteso al di fuori del campo dell'abbigliamento.


Imbottigliato

Inbottigliato

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Prima delle consonanti labiali “b” e “p” va sempre la lettera “m“, è una delle regole fondamentali della grammatica italiana. Nonostante tutto, la ricerca della parola "inbottigliato" su google restituisce quasi 5000 risultati.


Le dita

I diti

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La parola dito è una di quelle parole dotate sia di plurale femminile che maschile. È opportuno, tuttavia, fare una distinzione: quando vogliamo indicare l'insieme dobbiamo utilizzare il plurale femminile "le dita".

Es.: Che belle dita che hai!

Quando, invece, vogliamo riferirci a un insieme di un singolo dito, useremo il plurale maschile "i diti".

Es.: I diti pollici, i diti indici.


Adoperare

Adoprare

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Sono ammesse entrambe le grafie, ma la forma ADOPERARE è senza dubbio più diffusa.

Il verbo deriva dal latino ad + opera (= lavoro, fatica) e può significare "utilizzare" e "impegnarsi in favore di qualcosa".