Tran Tran

Tram tram

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Sebbene l'espressione tran tran rappresenti una voce onomatopeica che simula il l'andamento monotono di un veicolo, non ha nulla a che vedere con il tram. Motivo per cui l'espressione tram tram è da considerarsi sbagliata.


aut aut

out out

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L'espressione "aut aut"  è una locuzione latina che deriva dal raddoppiamento della congiunzione latina aut (che significa "o"). Nessuna relazione, invece, con l'avverbio inglese out (che significa fuori). Nella lingua italiana, con l'espressione "aut aut" si intende dire "o questo o quello", attraverso il cui utilizzo si costringe l'interlocutore a prendere una decisione tra due scelte possibili.


Per favore

Perfavore

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La locuzione avverbiale per favore si scrive solo ed esclusivamente staccata! Es. "Smettila, per favore!"


Cucce

Cuccie

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Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia e -gia (Ciliegie o ciliege? Spiagge o spiaggie? Cucce o Cuccie?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana. Il plurale di "cuccia" è CUCCE; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia:

  • le parole in cui le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: scriveremo dunque ciliegie, camicie, micie, valigie...;
  • le parole in cui -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: scriveremo dunque spiagge, tracce, pronunce, gocce, bolge, frange...

Rientrano in questo secondo gruppo anche le parole in -scia, che al plurale terminano sempre in -sce: fascia-fasce, striscia-strisce...


Centootto

Centotto

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In determinate occasioni ci capita di dover scrivere i numeri in lettere, ad esempio quando dobbiamo compilare un assegno. Non è una cosa molto complicata, ma può capitare che alcuni numeri facciano sorgere in noi qualche dubbio.

Le perplessità nascono soprattutto nella scrittura dei numeri composti con 1 e 8. Tutti i numeri come venti, trenta, quaranta, cinquanta, ecc... elidono la vocale finale (la "i" per 20, la "a" per tutti gli altri) fondendola con la vocale iniziale del numero successivo; scriveremo quindi ventuno, ventotto, trentuno, trentotto, quarantuno, quarantotto, cinquantuno, cinquantotto, sessantuno, sessantotto, ecc...

Il numero cento, nella formazione dei numeri composti con uno e otto, non si comporta così; il numero "cento" e tutte le centinaia (duecento, trecento, quattrocento, ecc...), infatti, non elidono la vocale finale. Dunque non scriveremo centuno, centotto, trecentuno, trecentotto, novecentuno, novecentotto, ma centouno, centootto, trecentouno, trecentootto, quattrocentouno, quattrocentootto, ecc...

I numeri composti dalle centinaia e dalla decina "ottanta" invece tornano ad elidere la vocale finale; scriveremo quindi centottanta, duecentottanta, trecentottanta, ecc..., non centoottanta, duecentoottanta, trecentoottanta...

Il numero "mille" non elide in nessun numero composto la vocale finale; scriveremo quindi milleuno, milledue, milletré, milleotto, milleottanta, ecc...


Ci vergogniamo

Ci vergognamo

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La "i" è obbligatoria, in quanto parte integrante della desinenza. Anche i I verbi in "-gnare" mantengono la "i".

La desinenza della prima persona plurale dell'indicativo presente, infatti, è -iamo (noi dormiamo, noi mangiamo, noi lavoriamo, noi giochiamo ecc...).

Sebbene alcune grammatiche ammettano anche le forme senza 'i' (in quanto la pronunzia della parola non cambia), la "i" in questione appartiene alla desinenza verbale e non può essere eliminata. Dunque è consigliabile scrivere CI VERGOGNIAMO.

La stessa regola è valida per la prima e la seconda persona plurale del congiuntivo presente: che noi ci vergogniamo, che voi vi vergogniate.


Guadagniamo

Guadagnamo

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Vi è mai capitato di chiedervi: "Si scrive guadagnamo o guadagniamo? Con o senza la i-?". La corretta grafia della prima persona plurale dei verbi in -gnare è un dubbio molto ricorrente; la pronuncia della parola può trarre in inganno, eppure la i- è obbligatoria, in quanto parte integrante della desinenza verbale -iamo; dunque, si scrive guadagniamo, con la i-. 

Perché è corretto guadagniamo?

Le parole che contengono il digramma gn-, seguito da a-, e-, o-, u-, devono essere scritte senza la i- (castagna, gnomo, gnu, lavagne, segnare, ecc...), eppure, come abbiamo già scritto nel paragrafo precedente, la desinenza della prima persona plurale dell'indicativo presente di ogni verbo è -iamo (noi dormiamo, noi mangiamo, noi lavoriamo, noi giochiamo ecc...);

Anche se alcune grammatiche ammettono la forma senza i- (in quanto la pronunzia della parola non cambia), la i- in questione appartiene alla desinenza verbale e non può essere eliminata, qundi vi sconsigliamo caldamente di scrivere guadagnamo, senza la i-.

La stessa regola è valida per la prima e la seconda persona plurale del congiuntivo presente del verbo guadagnare: che noi guadagniamo, che voi guadagniate.

Non si può dire la stessa cosa della terza persona plurale dell'indicativo presente che, invece, si scrive guadagnano, senza la -i.

Guadagniamolo o guadagnamolo? Guadagniamocelo o guadagnamocelo?

Anche le forme del verbo contenenti le particelle pronominali lo, la, ci, li, le, vanno scritte con la -i. Avremo dunque: guadagniamolo (e non guadagnamolo); guadagniamoci (e non guadagnamoci), guadagniamola (e non guadagnamola); guadagniamoli (e non guadagnamoli); guadagniamole (e non guadagnamole); guadagniamocelo (e non guadagnamocelo).

Frasi con guadagniamo?

  • Possiamo ancora farcela! Guadagniamo ancora un punto e vinciamo questa partita.
  • Non ho capito bene cosa ci guadagniamo noi in tutto questo.
  • Siamo i favoriti ma ci stiamo impegnando troppo poco! Guadagniamoci quel che ci spetta.

Coniugazione dell'indicativo presente del verbo guadagnare

io guadagno
tu guadagni
egli guadagna
noi guadagniamo
voi guadagnate
essi guadagnano


Bagniamo

Bagnamo

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La "i" è obbligatoria, in quanto parte integrante della desinenza. Anche i I verbi in "-gnare" mantengono la "i".

La desinenza della prima persona plurale dell'indicativo presente, infatti, è -iamo (noi dormiamo, noi mangiamo, noi lavoriamo, noi giochiamo ecc...).

Sebbene alcune grammatiche ammettano anche le forme senza 'i' (in quanto la pronunzia della parola non cambia), la "i" in questione appartiene alla desinenza verbale e non può essere eliminata. Dunque è consigliabile scrivere BAGNIAMO.

La stessa regola è valida per la prima e la seconda persona plurale del congiuntivo presente: che noi bagniamo, che voi bagniate.


Accompagniamo

Accompagnamo

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La "i" è obbligatoria, in quanto parte integrante della desinenza. Anche i I verbi in "-gnare" mantengono la "i".

La desinenza della prima persona plurale dell'indicativo presente, infatti, è -iamo (noi dormiamo, noi mangiamo, noi lavoriamo, noi giochiamo ecc...).

 Sebbene alcune grammatiche ammettano anche le forme senza 'i' (in quanto la pronunzia della parola non cambia), la "i" in questione appartiene alla desinenza verbale e non può essere eliminata. Dunque è consigliabile scrivere ACCOMPAGNIAMO.

La stessa regola è valida per la prima e la seconda persona plurale del congiuntivo presente: che noi accompagniamo, che voi accompagniate.


Disegniamo

Disegnamo

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La "i" è obbligatoria, in quanto parte integrante della desinenza. Anche i I verbi in "-gnare" mantengono la "i".

La desinenza della prima persona plurale dell'indicativo presente, infatti, è -iamo (noi dormiamo, noi mangiamo, noi lavoriamo, noi giochiamo ecc...).

La "i" in questione appartiene alla desinenza verbale e non può essere eliminata. Dunque si deve scrivere DISEGNIAMO.

La stessa regola è valida per la prima e la seconda persona plurale del congiuntivo presente: che noi disegniamo, che voi disegniate.


Bucce

Buccie

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Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia e -gia (Ciliegie o ciliege? Spiagge o spiaggie? Bucce o Buccie?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana. Il plurale di "Buccia" è BUCCE; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia:

  • le parole dove le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: scriveremo dunque ciliegie, camicie, micie, valigie...;
  • le parole dove -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: scriveremo dunque spiagge, tracce, pronunce, gocce, bolge, frange...

Rientrano in questo secondo gruppo anche le parole in -scia, che al plurale terminano sempre in -sce: fascia-fasce, striscia-strisce.


Trecce

Treccie

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Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia e -gia (Ciliegie o ciliege? Spiagge o spiaggie? Trecce o Treccie?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana. Il plurale di "treccia" è TRECCE; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia:

  • le parole dove le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: scriveremo dunque ciliegie, camicie, micie, valigie...;
  • le parole dove -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: scriveremo dunque spiagge, tracce, pronunce, gocce, bolge, frange...

Rientrano in questo secondo gruppo anche le parole in -scia, che al plurale terminano sempre in -sce: fascia-fasce, striscia-strisce.


Zucchino

Zucchina

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Entrambi i termini sono corretti ed entrambi derivano da "zucca". Secondo quanto riportato dall'Accademia della crusca, sarebbe preferibile l'utilizzo del sostantivo maschile: "Sia il Grande dizionario della lingua italiana (diretto da S. Battaglia) sia il Grande dizionario italiano dell'uso (diretto da T. De Mauro) rinviano da zucchina a zucchino e corredano solo il sostantivo maschile della definizione della pianta".

Va sottolineato, comunque, che in alcune regioni, come la Campania, Emilia-Romagna, Fiuli, Liguria, Trentino e Veneto, viene preferito l'utilizzo del sostantivo in forma maschile; in altre, invece, viene utilizzato il sostantivo in forma femminile.


Abruzzo

Abbruzzo

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ABRUZZO si scrive con una sola b. Il termine deriverebbe da Aprutium come evoluzione popolare di (ad) Praetutium, cioè la terra dei Praetutii, un'antica popolazione italica che viveva nella zona dell'attuale Teramo.

Nel 2012 fece scalpore l'invio, a circa 65mila abruzzesi, della tessera sanitaria contenente la scritta «Abbruzzo» con due b.


Cerebrale

Celebrale

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Si scrive CEREBRALE, con la R. L'aggettivo deriva dal sostantivo latino CEREBRUM = cervello.

Celebre è la locuzione latina "O quanta species, cerebrum non habet" contenuta in una favola di Fedro. È l’esclamazione della volpe che, dopo aver trovato una maschera teatrale, la trova molto bella ma priva di cervello. La locuzione infatti significa "O quanta apparente meraviglia, peccato che non abbia cervello".