Servizi

Servizzi

Approfondimenti

Si scrive SERVIZI, con una sola Z.

Il vocabolo deriva dal latino SERVITIUM.


C'entrare

Centrare

Approfondimenti

Con il presente quesito facciamo riferimento al verbo con il significato di "avere attinenza, avere a che fare con qualcuno o qualcosa".

Il verbo con questo significato si scrive sempre con l'apostrofo, quindi C'ENTRARE.

Es.: La tua frase non c'entra niente con il discorso che stiamo facendo (cioé: non ha nulla a cha fare, non è attinente al nostro discorso).

Il verbo in questione, infatti, deriva dal verbo entrare (seppur in senso figurato), preceduto da ci in funzione di avverbio di luogo (che, a sua volta, subisce elisione davanti alla vocale "e" di entrare; quindi "ci entrare" diventa "c'entrare")

Centrare, senza apostrofo, è un verbo esistente nella lingua italiana, ma ha un differente significato ("colpire il bersaglio").

Es.: Il calciatore centra in pieno la rete.


Addizione

Addizzione

Approfondimenti

Davanti a -ion le consonanti g e z non vanno mai raddoppiate; dunque, dovete scrivere addizione, sottrazione, colazione e correzione, non addizzione, sottrazzione, colazzione e correzzione.

Consultando qualunque dizionario, potrete constatare che l'unica forma corretta è quella con una sola z.


Biologi

Biologhi

Approfondimenti

Il corretto plurale del termine "biologo" è BIOLOGI (come psicologi, sociologi, antropologi...).

Le parole in -logo e -fago, infatti, formano il plurale in -ci e -gi se indicano persone (biologo - biologi), in -chi e -ghi se indicano cose (dialogo - dialoghi).


Poiché

Poichè

Approfondimenti

Si scrive "poiché" con l'accento acuto (é), non grave (è). L’accento acuto rende la vocale chiusa, mentre l'accento grave la rende aperta.

La E di "poiché" è chiusa e si scrive con l'accento acuto (un esempio di "e" aperta è costituito da "è" [voce del verbo essere] che si scriverà sempre con l’accento grave, così come "cioè", suo derivato).

"Perché, giacché, benché..." si comportano come "poiché" e si scrivono con l'accento acuto.


Che egli desse

Che egli dasse

Approfondimenti

L'unica forma corretta del congiuntivo imperfetto di dare, per la terza persona singolare, è che egli desse. 

Anche per la prima persona singolare l'unica forma corretta è che io dessi.


Birichino

Biricchino

Approfondimenti

Si scrive BIRICHINO ed è l'unica forma corretta. La forma biricchino, con due c, è scorretta.

L'etimologia dell'aggettivo è incerta: alcuni ritengono che sia una voce di origine bolognese, derivante precisamente dal termine buricco (saltimbanco), ma altri la fanno derivare da biricone ("briccone").

II termine è un sinonimo di "monello" e indica spesso un bambino o un giovane vivace e un po' dispettoso.


Bilance

Bilancie

Approfondimenti

Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia, -gia e -scia (Camicie o camice? Ciliegie o ciliege? Bilance o Bilancie?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana.

Il plurale di bilancia è BILANCE; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia: 

  • le parole in cui le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: scriveremo dunque camicie, ciliegie, micie, valigie...;     
  • le parole in cui -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: scriveremo dunque bilance, province, pronunce, gocce, bolge, frange.. 

Rientrano in questo secondo caso anche le parole terminanti in -scia al singolare; al plurale termineranno sempre in -sce: scriveremo quindi fasce, strisce, bisce, ecc..


Acerrimo

Acrissimo

Approfondimenti

Si scrive ACERRIMO, non acrissimo. Acerrimo è il superlativo assoluto dell'aggettivo ACRE, uno degli aggettivi nei quali è rimasto un superlativo assoluto che deriva direttamente dalla forma latina (come anche "integerrimo" da "integro").


Accecante

Acciecante

Approfondimenti

L'aggettivo in questione si scrive senza i, quindi ACCECANTE (la stessa regola è valida per il verbo ACCECARE).

Può sembrare strano se si pensa che l'aggettivo CIECO si scrive con la i, ma la i di cieco non è etimologica; cieco, infatti, deriva dal latino caecum.


A mo' d'esempio

A mò d'esempio

Approfondimenti

Si scrive "A mo' d'esempio". Ci troviamo dinanzi ad un troncamento che, eccezionalmente, richiede l'apostrofo. Infatti, diversamente dall'elisione, il troncamento (che consiste nell'eliminazione di una vocale o di una sillaba davanti a una parola che comincia per consonante o per vocale) non esige l'apostrofo (vd. Qual è o Qual'è? http://comesiscrive.it/dubbi/qual-e-o-quale/ ).

In questo caso la parola "modo" viene troncata e l'apostrofo va segnato per evidenziare che in quel punto è avvenuta la caduta di una sillaba (nel caso specifico la sillaba -do). Ricordatevi, però, che questa è un'eccezione alla regola! 


Acquazzone

Aquazzone

Approfondimenti

Provate ad ascoltare o a ripetere una parola con il suono CU e, immediatamente dopo, una parola con il suono QU. Vi renderete immediatamente conto che i due suoni sono identici tra loro. Questo è il motivo per cui i vocaboli che contengono tali suoni fanno sorgere in noi molti dubbi quando siamo costretti a scriverli. Proviamo a rivedere le regole delle parole che contengono “qu”, “cu” e “cqu” in modo da risolvere e cancellare ogni dubbio:

  1. "Q" è sempre seguita dalla "u" e da un'altra vocale (mai da consonante). Avremo dunque le sillabe: qua, que, qui, quo (es.: quadro, quaderno, squillo, squalo, Quaresima, quesito...);
  2. all'inizio di una parola si usa sempre la forma "QU" (vd. esempi precedenti). Fate attenzione alle 5 parole che fanno eccezione a questa regola (cui, cuocere, cuore, cuoco, cuoio);
  3. la grafia corretta è "CU" se dopo la vocale "u" c'è una consonante (cura, cucina, cugina...). Esistono alcuni vocaboli che, per nostra sfortuna, non rispettano questa regola, complicandoci parecchio le cose! Ve ne elenchiamo un po': cospicuo, scuoiare, arcuato, scuola, percuotere, scuotere, promiscuo, riscuotere, circuito, acuire, innocuo...;
  4. si scrivono con "CQU” la parola acqua e tutti i suoi derivati (acquolina, acquazzone, acquario, acquedotto, risciacquare...), il verbo acquistare, la prima e la terza persona singolare nonché la terza persona plurale del passato remoto dei verbi piacere, tacere, giacere, nascere, nuocere (io nacqui, egli nacque, essi nacquero, io tacqui, egli tacque, essi tacquero, io piacqui, egli piacque, essi piacquero, io giacqui, egli giacque, essi giacquero, io nocqui, egli nocque, essi nocquero).

Dunque, ricapitolando, acquazzone rientra nella regola n. 4; infatti è una parola che deriva dal termine acqua e si scrive con CQU.


Docce

Doccie

Approfondimenti

Alcuni dimenticano di farle con maggiore frequenza, specie d'estate, altri non sanno come si scrive. Si scrive doccie o docce? con o senza la lettera i-? Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia e -gia (Ciliegie o ciliege? Provincie o Province? Docce o Doccie?) è una delle questioni che più genera incertezza.

Perché si scrive docce e non doccie? Regola per il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia e -gia

Il plurale di doccia è DOCCE; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia, -scia:

  • le parole dove le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie; avremo dunque ciliegie, camicie, micie, valigie;
  • le parole dove -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge; avremo dunque pronunce, gocce, bolge, frange..

Rientrano in questo secondo caso anche le parole in -scia, che al plurale terminano sempre in -sce: fascia-fasce; striscia-strisce...


Bocce

Boccie

Approfondimenti

Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia e -gia (Ciliegie o ciliege? Provincie o Province? Bocce o Boccie?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana.

Il plurale di boccia è BOCCE; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia, -scia:

  • le parole dove le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: avremo dunque ciliegie, camicie, micie, valigie;
  • le parole dove -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: avremo dunque pronunce, gocce, bolge, frange..

Rientrano in questo secondo caso anche le parole in -scia, che al plurale terminano sempre in -sce: fascia-fasce; striscia-strisce...