Soqquadro

Socquadro

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Quante volte ci è capitato di chiederci: "come si scrive soqquadro?". Nella nostra lingua il rafforzamento della consonante avviene sempre con -cq, ma forse non tutti sanno che SOQQUADRO è uno dei due vocaboli a costituire un'eccezione a questa regola ed è l'unica parola italiana con "-qqu"; l'altro vocabolo che costituisce un'eccezione alla regola del rafforzamento della consonante in -cq è taccuino, l’unica parola con "-ccu".

Ricapitolando, scrivetelo sempre con due q-, non scrivete socquadro (con cq) o soquadro (con una sola c), perché commettereste un grave errore.

Cosa significa Soqquadro? Qual è il suo significato?

Il significato di soqquadro è scompiglio, gran disordine, caos.

Frasi con soqquaddro?

Di seguito vi riportiamo alcune frasi d'esempio che vi aiuteranno a comprendere meglio il significato della parola e come utilizzarla al meglio all'interno di una frase:

  • Non trovo più la mia collana d'argento, era un ricordo del mio battesimo. L'ho cercata dappertutto, ho addirittura messo a soqquadro tutto l'appartamento.
  • È incredibile quel che è successo ieri: un gruppo di teppisti ha potuto agire indisturbato, mettendo a soqquadro l'intero quartiere. Spero che li arrestino.

Qualora vogliate approfondire l'argomento, nel corso del tempo abbiamo parlato di alcuni vocaboli che sono collegati in qualche modo al caso appena analizzato, ecco l'elenco di alcuni di essi:


Conoscenza

Conoscienza

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Vi è mai capitato di chiedervi "si scrive conoscienza o conoscenza? Con o senza la lettera i-?"; potrebbe consolarvi sapere che tutte le parole contenenti la sillaba sce- causano molto spesso dubbi, incertezze e, nel peggiore dei casi, gravi errori di ortografia. Per evitare di sbagliare vi basterà ricordare che le parole con la sillaba sce-, si scrivono sempre (o quasi) senza la lettera i-; anche in questo caso è valida la stessa regola, per cui si scrive conoscenza, senza la i-. Se non volete commettere un errore, non scrivete mai conoscienza, con la i-.

Che vuol dire conoscenza? cosa significa?

Conoscenza deriva dal tardo latino cognoscentia, derivazione di cognoscĕre = "conoscere"; Il vocabolo significa: conoscere qualcuno o apprendere qualcosa.

Qual è il plurale di conoscenza? Conoscenze o conoscienze?

Anche per il plurale si applica la stessa regola valida per il singolare: si scrive conoscenze e non conoscienze. Anche la parola derivata riconoscenza (e il suo plurale riconoscenze), si scrive senza la lettera i-.

Frasi con conoscenza

Ecco alcune frasi con conoscenza, (e il suo plurale conoscenze) che vi aiuteranno a comprenderne il corretto utilizzo della parola:

  • È stata una serata molto divertente e con immenso piacere ho fatto la vostra conoscenza.
  • Non riesco a capire come faccia quel tipo a farla sempre franca, deve avere conoscenze molto potenti.
  • Finalmente ci incontriamo! È un vero piacere per me fare la tua conoscenza!
  • Alla luce delle tue conoscenze e delle tue esperienze dirette ritieni che "la bellezza salverà il mondo" o al contrario pensi che "la bellezza non salverà proprio nulla se noi non salveremo la bellezza"? (Estratto da una traccia dell'esame di maturità del 2019).

Frasi celebri con conoscenza

  • "Esiste un solo bene, la conoscenza, ed un solo male, l'ignoranza." (Socrate)
  • "Quelli che sognano ad occhi aperti sono a conoscenza di molte cose che sfuggono a chi sogna addormentato". (Edgar Allan Poe, Racconti del terrore).
  • "Il dubbio è l'inizio della conoscenza." (Cartesio)
  • "Il più grande nemico della conoscenza non è l'ignoranza, è l'illusione della conoscenza." (Stephen Hawking).

Eccezioni alla regola: tutte le parole con la i-

Alcune parole costituiscono un'eccezione alla regola appena esposta:

  1. la parola SCIE (plurale del sostantivo SCIA);
  2. la parola USCIERE;
  3. il sostantivo COSCIENZA e le parole derivate (cosciente/incosciente, coscientemente…);
  4. il sostantivo SCIENZA e le parole derivate (scienziato, fantascienza, onniscienza, scientifico…).

Curiosità

La celebre terzina del XXVI Canto dell'Inferno della Divina Commedia contiene il vocabolo canoscenza, versione antica di conoscenza: "Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza".


Qualcun altro

Qualcun'altro

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Si scrive QUALCUN ALTRO, senza apostrofo. Non siamo infatti in presenza di elisione (= perdita della vocale finale di una parola davanti alla vocale iniziale della parola seguente), normalmente segnalata dall’apostrofo (es.: un'amica), bensì di un TRONCAMENTO (o apocope).

Il troncamento consiste nella caduta di una vocale (es.: qualcun per qualcuno) o di una sillaba (es.: gran per grande) in fine di parola, senza che ciò dipenda dall'inizio della parola successiva.


Do

Dò

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Anche se è frequente leggere su qualche giornale o romanzo la forma accentata dò, questa non è corretta.

La forma giusta è DO, senza accento. L'accento sulla "o" è del tutto superfluo.


Buon pomeriggio

Buonpomeriggio

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Così come avviene per buona giornata, buona serata e buon week-end, che non devono essere univerbate, buon pomeriggio si scrive staccato, sempre, differentemente da quanto avviene, invece, per buonasera, buongiorno e buonanotte, che possono essere utilizzati sia attaccati che staccati (anche se non sempre è possibile, specie quando vengono utilizzati come sostantivi e non come saluto. es. "non le hai dato la buonanotte").

Buonpomerigio unito e con una sola p è il peggiore errore che possiate commettere, quindi prestate molta attenzione a come lo scrivete: separato e con due g. Anche pomerigio con una sola G è un errore.

Quando si dice buon pomeriggio? Da che ora a che ora? generalmente si dice dalle 12.00 fino alle 19.00; buonasera si dice dalle 19.00 fino alle 21.00; buonanotte si dice quando si va a dormire; buongiorno si dice da quando ci si sveglia fino alle 12.00.


Ha prevalso

È prevalso

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Il verbo in questione è prevalere,  un verbo intransitivo che deriva dal latino praevalere, comp. di prae- «pre-» e valere «essere forte».

Prevalere  è uno di quei verbi che, nei tempi composti, può essere usato sia con l’ausiliare avere, sia con l’ausiliare essere (come pure il verbo vivere, ad esempio).

Es.: Alla fine ha prevalso/è prevalso il buon senso.

In base alle norme della concordanza, quando si usa l’ausiliare essere il participio passato deve avere lo stesso numero e lo stesso genere del soggetto.

Es.: In quella circostanza è prevalsa l'invidia.

L’ausiliare avere sembra quello oggi più diffuso, ma, come già detto, entrambi gli ausiliari sono corretti.

Dunque, a voi la scelta!  


Pazienza

Pasienza

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Si scrive solo ed esclusivamente PAZIENZA, non pasienza.

Il vocabolo deriva dal sostantivo latino patientia, -ae.


Pensare

Penzare

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Si scrive PENSARE con la S, non con la Z.

Il verbo, infatti, deriva dal latino pensàre.


Coscienza

Coscenza

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La sillaba SCE si scrive quasi sempre senza la I; eppure tutte le parole legate al sostantivo SCIENZA, dal latino scientiam (da sciens participio presente di scire, che vuol dire sapere), costituiscono un'eccezione alla regola appena esposta. 

COSCIENZA, dal latino conscientia, a sua volta derivato da consciens, participio presente del verbo conscire, che vuol dire "essere consapevole", si scrive con la I.


Superficie

Superfice

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Si scrive SUPERFICIE, con la I.

Diversi vocabolari, però, considerano accettabile anche SUPERFICE e specificano che è una forma meno comune.

Non siamo d'accordo! La "i" bisogna scriverla, anche in considerazione del fatto che il termine deriva dal latino SUPERFICIES (non a caso scritto con la I), a sua volta composto da SUPER+FACIES.


Gliel'ho

Glielo

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Sono entrambe corrette, ma hanno funzioni diverse; bisogna fare attenzione alla frase che abbiamo dinanzi per capire qual è la forma giusta da utilizzare.

Attenzione a non confondere il pronome glielo con "gliel'ho"!!! (errore di gran lunga comune).

Per capire concretamente di cosa stiamo parlando riportiamo due esempi:

-Se hai trovato il libro, glielo puoi portare? ---> GLIELO = composto da glie = a lui (pronome personale con la funzione di complemento di termine) + lo = il libro (pronome personale con la funzione di complemento oggetto); quindi la "LO" di "GLIELO" (perdonate il gioco di parole) in questo caso è un pronome. 

-Gliel'ho già fatto notare! (= ho già fatto notare questo a lui).

In questa frase gliel'ho equivale a gli (glie) + lo + ho. Lo + ho, se pronunciati consecutivamente, non suonano molto bene; per tale motivo glielo perde la sua ‘o’ finale e segnala questa "caduta" con l'apostrofo, mentre il verbo avere rimane inalterato nella forma di ‘ho’.

La forma gliel'ho, dunque, si usa quando il verbo avere segue il pronome.


Stamattina

Sta mattina

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L'avverbio temporale stamattina è composto da (que)sta + mattina. L'aggettivo dimostrativo questa ha subìto un'aferesi (caduta di una o più lettere a inizio parola).

Stamattina si scrive tutto attaccato, poiché l'aferesi di questa, 'sta, si è unita alla parola successiva, mattina, grazie al fenomeno dell'univerbazione.

La stessa regola è valida per stavolta, stanotte, stasera.

 


Stanotte

Sta notte

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L'avverbio temporale stanotte è composto da (que)sta + notte. L'aggettivo dimostrativo questa ha subìto un'aferesi (caduta di una o più lettere a inizio parola).

Stanotte si scrive tutto attaccato, poiché l'aferesi di questa, 'sta, si è unita alla parola successiva, notte, grazie al fenomeno dell'univerbazione.

La stessa regola è valida per stavolta, stamattina, stasera.


Stamani

Stamane

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Entrambe le forme sono corrette; ma cosa le differenzia?

Stamani e stamane rappresentano un caso di allotropia morfologica; sono, dunque, due varianti dello stesso avverbio di tempo, che hanno lo stesso significato e si differenziano solo per la forma. La forma delle due varianti, pur derivando dallo stesso etimo, ha dato origine a due forme morofologicamente diverse, di cui una, stamane, costituisce la variante più dotta (cioè quella più vicina e più simile alla parola latina da cui deriva), l'altra, stamani, la variante più popolare.

Stamane è la forma più aulica e deriva invariata dal latino ISTA+MANE (= questa mattina); si può quindi definire un LATINISMO.

Altri casi di allotropia morfologica sono malinconia/melanconia, vizio/vezzo, giovane/giovine.


Fasce

Fascie

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Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia, -gia e -scia (Camicie o camice? Ciliegie o ciliege? Fasce o Fascie?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana.

Il plurale di fascia è fasce; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia: 

  • le parole in cui le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: scriveremo dunque camicie, ciliegie, micie, valigie...;     
  • le parole in cui -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: scriveremo dunque province, pronunce, gocce, bolge, frange...

Rientrano in questo secondo caso anche le parole in -scia, che nel plurale terminano sempre in -sce: scriveremo quindi fasce, strisce, bisce, ecc...


Pullman

Pulman

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Se state per andare in gita ma non sapete se scrivere pulman o pullman, siamo qui per darvi una mano. Perché si scrive così? Lo spiegheremo dopo. Partiamo subito col dire che si scrive pullman, con due l- e una n-. Sia pulman, con una l-, che pullmann, con due l- e due n-, sono errate.

Che vuol dire? Qual è il suo significato? Perché si scrive così?

Per quanto riguarda la sua etimologia, la parola deriva dal nome dell'ingegnere statunitense, George M. Pullman (1831-1897), che lo ideò; per essere più precisi, alla fine del XIX secolo l'uomo sviluppò un nuovo tipo di carrozza ferroviaria che prese il suo nome. 

Per quel che riguarda il suo significato, nella lingua italiana la parola pullman viene utilizzata per identificare una tipologia ben precisa di autobus: a differenza del classico bus urbano, il pullman viene utilizzato per tratte di media-lunga percorrenza, soprattutto perché è dotato di numerosi optional (sedili comodi, toilette a bordo, climatizzazione, wifi, ecc...) che rendono i lunghi viaggi meno noisi e stancanti; per riferirsi allo stesso tipo di autobus i paesi anglosassoni utilizzano la parola coach; con la parola pullman gli inglesi si riferiscono a una carrozza ferroviaria di lusso.

Qual è il plurale di pullman? I pullman o i pullmans?

Come gran parte dei forestierismi adottati dalla lingua italiana, pullman rimane invariato al plurale; per tale motivo si scrive i pullman, senza la -s finale.

Pullmino o Pulmino?

Il diminutivo di pullman può essere scritto in entrambi i modi; dunque, è corretto sia pulmino, con una -l, che pullmino, con due -l; i più importanti dizionari (il Treccani e il Gabrielli) ci confermano quanto abbiamo appena scritto e utilizzano come forma principale pulmino, con una -l; tale forma è quella più diffusa e utilizzata. 

Per quel che riguarda la sua capienza, generalmente un pulmino può contenere dalle 9 alle 12 persone.