Cielo

Celo

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"Celo o cielo? Con o senza la i-?" a qualcuno potrebbe essere capitato di chiederselo guardando le stelle. Si scrive cielo, con la i-, anche se la pronuncia può trarre in inganno. Per quel che riguarda la sua etimologia, la parola deriva dal latino caelum.

Cieli o celi?

Il plurale di cielo è cieli, con due i-. Molti di noi lo avranno sentito nella preghiera del Padre Nostro: "Padre nostro che sei nei cieli. sia santificato il Tuo nome. venga il Tuo Regno. sia fatta la Tua volontà. come in cielo così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori e non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male".

Frasi e canzoni famose con cielo?

Tra le tantissime frasi con la parola cielo, ricordiamo "Il cielo è azzurro sopra Berlino!" pronunciata da Marco Civoli durante la Finale del campionato mondiale di calcio del 2006. "Il cielo in una stanza" è il famosissimo brano musicale composto dal cantautore Gino Paoli. "Ma il cielo è sempre più blu" è una canzone del cantautore Rino Gaetano.

Celo e celi sono sempre sbagliati?

Celo e celi sono sbagliati quando ci riferiamo alla volta celeste (che a differenza di cielo si scrive senza la i-); eppure celo e celi sono, rispettivamente, la prima e la seconda persona singolare dell'indicativo presente del verbo celare:

io celo
tu celi
lui/lei cela
noi celiamo
voi celate
loro celano  


Rocce

Roccie

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Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia e -gia (Ciliegie o ciliege? Spiagge o spiaggie? Rocce o Roccie?) è una delle questioni che più genera incertezza tra i parlanti e gli scrittori della lingua italiana. Il plurale di "roccia" è ROCCE; infatti, secondo la regola del plurale dei nomi in -cia, -gia:

  • le parole in cui le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: scriveremo dunque ciliegie, camicie, micie, valigie...;
  • le parole in cui -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: scriveremo dunque rocce, spiagge, tracce, pronunce, gocce, bolge, frange...

Rientrano in questo secondo gruppo anche le parole in -scia, che al plurale terminano sempre in -sce: fascia-fasce, striscia-strisce...


Gassata

Gasata

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L'acqua frizzante può essere anche definita "GASSATA", con due S. La grafia GASATA, con una S, è meno corretta, ma è ormai accettata dai dizionari anche in riferimento all'acqua.

La forma GASATA, infatti, nel linguaggio comune indica una persona che si compiace eccessivamente di se stessa (insomma, un po' vanitosa) o che è euforica per qualcosa.


Suspense

Suspance

Suspanse

Suspence

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Se siete appassionati di film dell'orrore, probabilmente, sapete già come si scrive. La risposta alla domanda: "Si scrive suspense o suspance?" è suspense.

Qual è il significato di suspense? Cosa vuol dire?

La parola suspense in origine è inglese, anche se deriva dal francese en suspens (in sospeso). La suspense è lo stato di apprensione con cui si attende l'evolversi di una determinata vicenda ("come andrà a finire?"), soprattutto in ambito letterario  e cinematografico.

Come si pronuncia? Suspense o Suspence?

La parola suspense ha una doppia pronuncia: quella inglese sëspèns; quella francese syspèns; entrmbe con l'accento sull'ultima sillaba.

Qual è il genere di Suspense? Maschile o Femminile?

In italiano, il genere di suspense è femminile, acquisito, in questo caso, dal genere della parola italiana corrispondente (sospensione d'animo, apprensione).

Frasi con suspense

  • Ultimamente ho letto un thriller poliziesco ricco di suspense;

Vergogna

Vergognia

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Si scrive vergògna. Le parole per cui si ha il dubbio: "termina in -gna o in -gnia?", "termina in -gne o in -gnie?", "termina in -gno o in -gnio?" non vanno mai scritte con la i, purché quest'ultima non sia accentata.

In parole come "sogniamo, guadagniamo, vergogniamo" la "i" è obbligatoria, in quanto parte integrante della desinenza.


Pasticciere

Pasticcere

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La forma più corretta è "pasticciere", con la i. La "i" è parte integrante del suffisso –iere, che serve ad indicare un mestiere, una professione (vd. infermiere, carabiniere, carrozziere...).

Tuttavia, la forma senza i "pasticcere" è ammessa e indicata come corretta da tutti i dizionari.


Diciannove

Dicianove

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Il numero 19 in lettere si scrive "DICIANNOVE", con  2 N.


Avallare

Avvallare

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Entrambi i verbi sono corretti, ma indicano due azioni completamente diverse, motivo per cui NON sono INTERCAMBIABILI e bisogna fare attenzione al loro significato!

Avallare significa "garantire" e deriva da avallo (= garanzia), che, a sua volta, deriva dal francese aval.  Con questa parola i Francesi intendono "à valoir", cioè l'intenzione di far valere la firma della persona, in favore della quale è prestato l'avallo .

Avvallare, invece, significa "abbassare, affondare ( con valore transitivo), scendere a valle" e deriva da "valle".


Abbazia

Abazia

Abbazzia

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"Ore 10, il tweet del neopremier è questo: «Domenica e lunedì 24 ore di ritiro, in un’abazia in Toscana, solo i ministri. Per programmare, conoscersi, "fare spogliatoio". Ognuno paga per se».

A prima vista, nel «cinguettio» inviato da Enrico Letta per riunire il governo in una specie di ritiro a Sarteano (Siena), ci sarebbero due errori grammaticali. Appunto: «abazia» scritto con una sola b, invece che due (seppure la doppia mancante, si è scoperto poi, è accolta dai vocabolari). E poi quel pronome, «sé», scritto senza accento. Gli svarioni infiammano subito la polemica su Twitter: e sono proprio i follower del presidente del Consiglio a rimarcare con la penna rossa le correzioni da fare. Praticamente in diretta, qualcuno osserva: «Gli accenti e le doppie li avete tagliati per risparmiare?». E ancora: «Letta assuma qualcuno per scrivere in italiano senza refusi: nei dettagli, anche su Twitter, c'è la bellezza». Oppure: «caro Presidente, due errori in un tweet non sono pochi. Chi te li scrive? Fagli fare un corso di italiano»". (articolo del 7 maggio 2013 tratto dal Corriere della Sera ).

Ebbene, la forma abazia non è sbagliata, ma è ormai una variante desueta e antiquata; dunque, sebbene i dizionari non considerino errata la forma con una sola B, consigliamo di utilizzare la forma "abbazia" (con 2 B), di gran lunga più diffusa (a discapito del nostro premier Letta).

Su "abbazzia" (con 2 Z) invece non c'è alcun dubbio: è una forma errata e mai attestata.


Promiscuo

Promisquo

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Provate ad ascoltare o a ripetere una parola con il suono CU e, immediatamente dopo, una parola con il suono QU. Vi renderete immediatamente conto che i due suoni sono identici tra loro. Questo è il motivo per cui i vocaboli che contengono tali suoni fanno sorgere in noi molti dubbi quando siamo costretti a scriverli. Proviamo a rivedere le regole delle parole che contengono “qu”, “cu” e “cqu” in modo da risolvere e cancellare ogni dubbio:

  1. "QU" è sempre seguita dalla "u" e da un'altra vocale (mai da consonante). Avremo dunque le sillabe: qua, que, qui, quo (es.: quadro, quaderno, Quaresima, quesito...);
  2. all'inizio di una parola si usa sempre la forma "QU" (vd. esempi precedenti). Fate attenzione alle 5 parole che fanno eccezione a questa regola (cui, cuocere, cuore, cuoco, cuoio);
  3. la grafia corretta è "CU" se dopo la vocale "u" c'è una consonante (cura, cucina, cugina...). Esistono alcuni vocaboli che, per nostra sfortuna, non rispettano questa regola, complicandoci parecchio le cose! Ve ne elenchiamo un po': cospicuo, scuoiare, arcuato, scuola, percuotere, scuotere, promiscuo (la parola del nostro quesito), riscuotere, circuito, acuire, innocuo;
  4. si scrivono con "CQU” la parola acqua e tutti i suoi derivati (acquolina, acquazzone, acquario, acquedotto, risciacquare...), il verbo acquistare, la prima e la terza persona singolare nonché la terza persona plurale del passato remoto dei verbi piacere, tacere, giacere, nascere, nuocere (io nacqui, egli nacque, essi nacquero, io tacqui, egli tacque, essi tacquero, io piacqui, egli piacque, essi piacquero, io giacqui, egli giacque, essi giacquero, io nocqui, egli nocque, essi nocquero).

Dunque, ricapitolando, promiscuo rientra tra le eccezioni alla regola n. 3 e, per tale motivo, si scrive con il nesso CU (e non QU).

Tutte le eccezioni elencate hanno una spiegazione logica, che deve essere cercata nel termine latino da cui derivano; promiscuo, infatti, deriva dal latino promiscuum (NON promisquum).


Proficuo

Profiquo

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Provate ad ascoltare o a ripetere una parola con il suono CU e, immediatamente dopo, una parola con il suono QU. Vi renderete immediatamente conto che i due suoni sono identici tra loro. Questo è il motivo per cui i vocaboli che contengono tali suoni fanno sorgere in noi molti dubbi quando siamo costretti a scriverli. Proviamo a rivedere le regole delle parole che contengono “qu”, “cu” e “cqu” in modo da risolvere e cancellare ogni dubbio:

  1. "QU" è sempre seguita dalla "u" e da un'altra vocale (mai da consonante). Avremo dunque le sillabe: qua, que, qui, quo (es.: quadro, quaderno, Quaresima, quesito...);
  2. all'inizio di una parola si usa sempre la forma "QU" (vd. esempi precedenti). Fate attenzione alle 5 parole che fanno eccezione a questa regola (cui, cuocere, cuore, cuoco, cuoio);
  3. la grafia corretta è "CU" se dopo la vocale "u" c'è una consonante (cura, cucina, cugina...). Esistono alcuni vocaboli che, per nostra sfortuna, non rispettano questa regola, complicandoci parecchio le cose! Ve ne elenchiamo un po': proficuo (l'aggettivo del nostro quesito), cospicuo, scuoiare, arcuato, scuola, percuotere, scuotere, promiscuo, riscuotere, circuito, acuire, innocuo, evacuare;
  4. si scrivono con "CQU” la parola acqua e tutti i suoi derivati (acquolina, acquazzone, acquario, acquedotto, risciacquare...), il verbo acquistare, la prima e la terza persona singolare nonché la terza persona plurale del passato remoto dei verbi piacere, tacere, giacere, nascere, nuocere (io nacqui, egli nacque, essi nacquero, io tacqui, egli tacque, essi tacquero, io piacqui, egli piacque, essi piacquero, io giacqui, egli giacque, essi giacquero, io nocqui, egli nocque, essi nocquero).

Dunque, ricapitolando, PROFICUO rientra tra le eccezioni alla regola n. 3 e, per tale motivo, si scrive con il nesso CU (e non QU).

Tutte le eccezioni elencate hanno una spiegazione logica, che deve essere cercata nel termine latino da cui derivano; proficuo, infatti, deriva dal latino PROFICUUS (non PROFIQUUS).


Se avessi

Se avrei

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"Se avevo 1000 euro, andavo in vacanza" → ERRATA!!

"Se avrei avuto mille euro, andavo in vacanza" → ERRATA!!

"Se potrei, te lo darei" → ERRATA!!

Questi sono errori che fanno davvero "accapponare la pelle". Dopo il "SE" (intesa come proposizione condizionale del periodo ipotetico) non può mai esserci il verbo al condizionale. Dopo il "SE" ci vogliono i cosiddetti "SASSI", cioé i congiuntivi imperfetti (ormai tanto bistrattati nella nostra cara lingua italiana), così chiamati per ricordare la loro comune peculiarità, cioé la doppia "S" (se mangiassi, se potessi, se dormissi, se studiassi...).

Es.: Se studiassi, prenderei un buon voto.

      Se prendessi la medicina, starei subito meglio.

Questi sono periodi ipotetici del 2° tipo, cioé della POSSIBILITA'.

In italiano abbiamo tre periodi ipotetici:

1) REALTA': l’ipotesi è presentata come un fatto reale o comunque plausibile;

  • se+Indicativo presente (PROTASI) + indicativo presente (APODOSI o PROPOSIZIONE PRINCIPALE) → se mi aspetti, vengo con te;
  • se+indicativo presente + indicativo futuro → se ora mangio, mi sentirò meglio;
  • se+indicativo futuro + indicativo futuro → se verrò alla festa, ti avvertirò;
  • se+indicativo passato + indicativo futuro → se hai obbedito alla mamma, ti premierà.

2) POSSIBILITA' (quello analizzato nel nostro quesito): l’ipotesi è presentata come possibile, perché il fatto potrebbe o non potrebbe accadere;

  • se+congiuntivo imperfetto (PROTASI) + condizionale presente (APODOSI) → se studiassi, prenderei un buon voto.

3) IRREALTA': si usa per esprimere un'ipotesi irreale nel passato.

  • se+congiuntivo trapassato (PROTASI) + condizionale passato (APODOSI) → se mi fossi coperto bene, non mi sarei ammalato.

Per amore di completezza, vi ricordiamo che la sequenza "se + verbo al condizionale" è possibile in contesti diversi dal periodo ipotetico:

  • in un'interrogativa indiretta → non so se avrei il coraggio di affrontarlo;
  • quando il condizionale passato ha funzione di "futuro nel passato" → mi chiese se avrei avuto il coraggio di affrontarlo (in futuro).

Valigie

Valige

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Se state per intraprendere un viaggio, ma avete bisogno più di un bagaglio e non sapete qual è il plurale di valigia, se si scrive valige o valigie, o più semplicemente siete alla ricerca della corretta grafia del termine, stiamo per spiegarvi come e perché si scrive in un modo piuttosto che in un altro.

Il plurale dei nomi che al singolare terminano in -cia e -gia (Ciliegie o ciliege?, Spiagge o spiaggie?, Valige o Valigie?) è uno dei dilemmi che genera più incertezza tra gli italiani. Il plurale di valigia è VALIGIE, con la I. Per quale motivo? semplice e vi spieghiamo perché si scrive così:

  • le parole dove le terminazioni -cia e -gia sono precedute da vocale formano il plurale in -cie e -gie: scriveremo dunque ciliegie, camicie, valigie...;
  • le parole dove -cia e -gia sono precedute da consonante formano il plurale in -ce e -ge: scriveremo dunque spiagge, province, pronunce, gocce, bolge, frange...

Rientrano in questo secondo gruppo anche le parole in -scia, che al plurale terminano sempre in -sce: fascia-fasce, striscia-strisce.

Per aiutarvi a comprendere meglio il corretto utilizzo del vocabolo, ecco alcune frasi con il plurale di valigia:

  • Il nostro volo è stato una vera e propria odissea: dopo essere arrivati con un ritardo di tre ore, abbiamo appreso che la compagnia aerea ha perso tutte le nostre valigie.
  • Con tutta la roba che hai intenzione di portare avremo bisogno come minimo di quattro valigie.